L’albero di Tremonti
Giulio Tremonti conferma quel ruolo centrale nella maggioranza che aveva costruito negli anni attraverso la tessitura delle relazioni tra il Pdl e la Lega, al quale può aggiungere ora una considerazione positiva estesa a gran parte delle opposizioni. In questi apprezzamenti spesso prevale la strumentalità, ma in ogni caso l’effetto finale contribuisce ad aumentare il prestigio del ministro dell’Economia in Italia, mentre la sua ferma difesa del bilancio e la capacità di manovra ne hanno anche aumentato il peso nel consesso europeo.
22 AGO 20

Per raggiungere questa condizione di centralità, Tremonti non si è peritato di mettere in difficoltà altri ministri, da Sandro Bondi a Stefania Prestigiacomo, gestendo il suo ruolo di arbitro delle disponibilità finanziarie anche con qualche eccesso. Il privilegio assoluto della spesa per ammortizzatori sociali ha finito col sottovalutare i problemi della crescita, e queste sono ombre pesanti che accompagnano le luci della tenuta dei conti pubblici. Anche per questo su di lui si concentrano i sospetti di manovre spericolate, com’è naturale che accada nei confronti di chi vede crescere il suo peso in una situazione che si fa invece più difficile per i suoi possibili competitori. Per la verità, a sostegno di questi sospetti, per ora non ci sono prove.
Tremonti non ha dato spazio alle iniziative delle opposizioni che lo indicavano come possibile premier di un governo tecnico, limitandosi a incassare l’effetto dell’appello del Quirinale perché l’approvazione della legge di bilancio precedesse la verifica della maggioranza in Parlamento. Ora Tremonti è “indiziato” di un interesse anche personale per un ricorso anticipato alle urne, magari con l’obiettivo di essere, dopo il voto, il naturale premier del centrodestra. Qualcuno, in una dichiarazione del Cav. nella conferenza stampa di ieri – non sarò necessariamente io il candidato se le elezioni si svolgeranno alla scadenza del 2013 – leggerà una risposta a questa ipotesi. In ogni caso Tremonti conosce il rischio di punizione internazionale che correrebbe un’Italia ingovernabile, il che lo spingerà a cercare di completare l’impegno per una riforma, non solo federalista, del sistema fiscale. Poi magari potrà pensare a come scalare Palazzo Chigi.